Situazione Covid-19 – variante Delta e la sua diffusione in Nepal

In India si è diffusa una nuova variante del Covid-19, caratterizzata da una doppia mutazione, chiamata K417N, e che suscita non poca preoccupazione: la variante Delta.

A inizio giugno 2021, il dottor Jeff Barrett, direttore dell’Iniziativa Genomica del Covid-19, al Wellcome Sanger Institute, ha detto: “gli scienziati avevano osservato 91 sequenze della variante Delta con una mutazione chiamata K417N […]. Questa distinzione era presente anche nel ceppo del Covid-19 rilevato per la prima volta in Sud-Africa.

Il primo caso è stato osservato in India il 5 aprile 2021, ma la variante ha continuato a diffondersi anche in tanti altri paesi e lo sta facendo molto velocemente. Attualmente, risulta aver raggiunto anche il Nepal, con la sua “mutazione Nepalese”. 

È stata brevemente, e in modo non ufficiale, descritta come “variante Nepalese” quando 13 persone, che hanno viaggiato dal Nepal al Giappone, sono risultate positive. 

Sembrerebbe che la variante Delta abbia una trasmissibilità molto più elevata rispetto alla già altamente infettiva variante Alpha: può arrivare anche al 60% in più di quella rinvenuta per le prima volta in Inghilterra.

In un articolo del 4 giugno di Sky.com viene fatto notare che l’OMS non aveva ancora riconosciuto ufficialmente la scoperta della mutazione K417N, detta anche Delta Plus. Aveva dichiarato di “non essere a conoscenza di nessuna nuova variante della SARS-CoV-2 rilevata in Nepal”.

Il Regno Unito, leader mondiale nel settore della genomica, si è offerto di aiutare altri paesi a individuare nuove varianti del Covid-19.

Infatti la Public Health England (PHE) sta studiando sia la variante indiana, nota come Delta, sia la sua mutazione, che si ritiene abbia avuto origine in Nepal. Tuttavia:

L’ufficio federale della sanità pubblica OFSP ha classificato il Nepal come un paese con una variante preoccupante. Il consiglio federale raccomanda di rinunciare ai viaggi a destinazione di questi paesi.”

In un articolo su ilmessaggero.it si parla di come sia preoccupante la situazione in Nepal: “I casi confermati quotidianamente nella nazione himalayana sono aumentati di 30 volte dall’11 aprile all’11 maggio, mentre sono state registrate 9300 infezioni. Una situazione che preoccupa il settore turistico nazionale”.

Crisi sanitaria in Nepal a causa del Covid-19 e della sua variante

Il Nepal sta affrontando una grave crisi sanitaria a causa del Covid-19. A Kathmandu, i migliori ospedali privati stanno dimettendo i pazienti per mancanza di letti e attrezzature adatte a soccorrerli. Nelle zone rurali del paese, dove gli ospedali non esistono, le persone muoiono in casa. 

Una vasta area del Nepal occidentale è totalmente dipendente dall’ossigeno spedito dalla città di Nepalgunj, a molte ore di distanza.

Le statistiche ufficiali suggeriscono che il bilancio delle vittime si aggira intono ai 4700 morti, mentre l’Istituto della Health Metrics and Evaluation (IMHE) prevede almeno 40000 morti all’inizio di luglio, un numero di vittime pro capite maggiore di qualsiasi altro paese del sud o del sud-est asiatico. 

Il giornalista del distretto Saptari (nelle pianure orientali), Bhola Paswan, ha dichiarato che “la gente muore di continuo, a pochi minuti l’uno dall’altra, a causa della mancanza di ossigeno e non sappiamo quando questo finirà […] è un caos”. 

Ciò che sta accadendo a causa del Covid-19 è probabilmente peggiore rispetto al catastrofico terremoto che il Nepal ha subito solo 6 anni fa, nell’aprile e nel maggio nel 2015. All’epoca la comunità internazionale si era subito riunita per inviare oltre 4 miliardi di dollari e aiutare il paese. 

Distratti dalle macchinazioni politiche, il governo del Primo Ministro, Khadga Prasad Sharma Oli, non è riuscito a intensificare i test anche quando i casi sono aumentati. Mentre questi hanno subito un aumento del 2900% tra il primo aprile e il 30 aprile, i test sono aumentati solo del 260%. Le analisi sono ben peggiori nelle aree rurali rispetto alle città. 

Il 13 maggio, la positività dei test nella provincia di Lumbini, per lo più rurale, era del 56% rispetto al 45% a livello nazionale. 

Il medico ed epidemiologo di Kathmandu, Lhamo Sherpa, ha detto: “I dati sono molto distorti… non otteniamo dati dai distretti collegati all’India, i quali sono molto poveri nei pressi di Bihar, Uttar Pradesh e Uttarakhand”, stati indiani dove la pandemia sta aumentando notevolmente. 

Efficacia dei vaccini contro le varianti, in particolare, contro la variante Delta

Gli scienziati valutano costantemente i dati per stabilire se i vaccini attualmente disponibili siano efficaci contro qualsiasi nuova variante. 

Le nuove misure, attualmente in fase di sviluppo, dovrebbero garantire una certa protezione contro i nuovi ceppi del Covid-19.

Inoltre, gli esperti sono fiduciosi che, nel caso in cui uno o più vaccini si rivelino meno efficaci contro una o più varianti, sarà possibile modificarne la composizione in modo da renderli maggiormente efficaci.

Qualche giorno fa uno studio dell’Università di Oxford ha confermato l’efficacia dei vaccini Pfizer-BioNTech e AstraZeneca-Covishield contro la variante Delta. Tuttavia, si è anche analizzato il “rischio di una reinfezione con la variante Delta particolarmente elevato in persone che avevano precedentemente già avuto il Covid-19”.

In ogni caso, si sostiene che l’unico modo per contrastare queste varianti così pericolose sia vaccinare immediatamente tutti con la seconda dose. 

Qualche settimana fa, il Ministero della Sanità Nepalese ha lanciato una richiesta internazionale urgente di provviste, indispensabili, tra cui piante per la produzione di ossigeno, ventilatori e 37 milioni di dosi di vaccino, per una popolazione di 29 milioni di persone. 

Finora sono stati somministrati solo circa 2 milioni e mezzo di dosi, e poco più dell’1% delle persone ha ricevuto entrambe le dosi. Infatti, secondo i dati raccolti dalla John Hopkins University, in Nepal ci sono stati più di 513000 positivi e 6300 morti pochi giorni fa, ha riportato la CNBC, e circa il 7,3% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino, secondo Our World in Data. 

Sherpa dice che i vaccini, insieme all’ossigeno, sono il fabbisogno primario del paese. “Non possiamo mantenere la distanza sociale – ci sono troppe persone povere che vivono in zone degradate e densamente popolate. Abbiamo bisogno di vaccini immediatamente”, ha detto. 

A gennaio, l’India ha donato 1 milione di dosi di AstraZeneca-Covishield al Nepal. Subito dopo il governo nepalese ha firmato un accordo per acquistare 2 milioni di dosi supplementari dall’Istituto Serum, produttore indiano del vaccino AstraZeneca-Covishield. La fornitura di tali vaccini da parte dell’India ha contribuito a migliorare il suo rapporto con il Nepal, che si era deteriorato nel 2015 e aggravatosi a seguito di una disputa sui confini all’inizio del 2020. 

A fine marzo, anche la Cina ha donato circa 800.000 di dosi di vaccino Sinopharm al Nepal, insieme a 10 ventilatori e altre attrezzature. 

Gli Stati Uniti hanno iniziato a ridurre le politiche isolazioniste dell’era Trump durante la pandemia. A gennaio, la nuova amministrazione Biden è tornata a far parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e a febbraio ha annunciato di voler destinare 2 miliardi di dollari alla struttura COVAX-AMC della Global Vaccine Alliance per fornire vaccini gratuiti per i paesi a basso e medio reddito. 

Finora il Nepal ha ricevuto 380.000 dosi di vaccino dall’impianto COVAX-AMC e si prevedono altre dosi supplementari, quasi 2 milioni. 

Gli Stati Uniti hanno anche donato 100 ventilatori e recentemente annunciato che destineranno 8 milioni e mezzo di dollari come supporto aggiuntivo che, secondo Sepideh Keyvanshad, direttore della missione USAID in Nepal, saranno spediti dall’USAID in coordinamento con il Ministero della Salute del Nepal.

La Human Rights Watch ha recentemente riferito che il Nepal possiede circa 560 ventilatori, meno della metà delle apparecchiature necessarie per affrontare l’emergenza.

Fundraising e volontariato per aiutare il Nepal in questo tragico e drammatico momento

Vi sono moltissimi enti non profit che offrono assistenza alle famiglie durante questo momento di crisi. 

L’International Nepal Fellowship, istituita nel 1952, è l’organizzazione internazionale non governativa più antica del Nepal. L’INF aiuta le persone colpite da lebbra, lesioni del midollo spinale e altre disabilità; facilita lo sviluppo di alcune delle comunità più remote e povere del Nepal e organizza programmi di assistenza medica. 

È possibile inviare donazioni in risposta alla situazione Covid-19 in Nepal cliccando su “donate”. Con questa raccolta fondi sarà possibile aiutare a prevenire, controllare e trattare i casi di Covid-19 attraverso gli ospedali e i servizi sanitari dell’INF. Educare e informare la comunità sulla salute e l’igiene. Fornire aiuti alimentari e altro sostegno alle persone vulnerabili. Per lasciare una donazione all’INF, cliccate qui: www.inf.org/donate.

Allo stesso modo, è possibile organizzare un’attività di raccolta fondi personale per supportare l’INF e le comunità più povere del Nepal utilizzando la piattaforma di GoFundMe, cliccando sul pulsante “Crea una campagna”.

Inoltre, una nuova società di giovani del Colorado (Colorado Youth Society) ha organizzato una raccolta fondi in collaborazione con la “Rocky Mountain Friends of Nepal”.

Biplob Gauli, uno dei fondatori di questa società del Colorado e uno degli organizzatori dell’evento, ha dichiarato che questo è stato creato per fare luce su ciò che sta accadendo in Nepal. 

Gauli ha dichiarato che “le persone qui si sono vaccinate e hanno anche iniziato a non indossare la mascherina. In Nepal, purtroppo, non è così[…] Le imprese si stanno fermando a causa del virus. La situazione è terribile”. 

La Colorado Youth Society ha condotto una lotta contro la pandemia e salvato centinaia di vite riparando ventilatori, concentratori di ossigeno e piante, creando e fornendo equipaggiamento di protezione personale, schermi per operatori sanitari essenziali in tutto il paese, e molto altro. 

Tutta la nostra solidarietà va ai nostri amici nepalesi che stanno affrontando una delle peggiori tragedie del paese dopo il terremoto del 2015. Speriamo che con questo articolo anche voi decidiate di dare una mano a tante persone in difficoltà. #SaveNepal!

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